Come voi

Il fine settimana è finito. Finalmente la mia famiglia è tornata in patria e ora ognuno è nella propria casa e ogni gatto coccola il proprio padrone!

Terminata anche la festa degli innamorati, mi concedo delle riflessioni sui rapporti uomo-donna.

Ho come la sensazione che non si sia raggiunta alcuna parità! Almeno non qui al sud! Abbiamo ancora stipendi diversi, quando ci assumono sono preoccupati che potremmo diventare madri, mentre la gente fuori, se madre non lo vuoi diventare ti giudica!

Il giudizio. Quanto giudizio c’è in giro! Non c’è nessuna parità! Le bambine vanno vestite di rosa e i maschietti di blu. Le bambine giocano con le bambole e le cucine. Addirittura possiamo acquistare per loro miniature della folletto e dello straccio vileda! I maschietti, no! Non puliscono per gioco, mai visti spingere al parco una carrozzina giocattolo o armeggiare con una pentola. No, a loro mettiamo in mano pistole, furgoni dei vigili del fuoco e delle belle macchinine! Che una bimba che ci fa con una macchinina, che tanto sappiamo tutti che le donne non sanno guidare!

Ma non sono solo i giocattoli, no! Le magliette per bambine hanno stampe con scritte glitterate, “sono una principessa” o “sono bellissima”. Ai bambini infiliamo maglie con la scritta “sono un super eroe”!

Poi cresciamo, ci scopriamo, iniziamo a fare le nostre scelte. Ma il giudizio non scompare mai.

I maschietti sono spinti a vivere la loro sessualità, parlano liberamente di masturbazione, eiaculazione, eccitazione. E quando hanno raggiunto la maturità sessuale, se la godono! Sono liberi di scoprire il piacere, e più donne si portano a letto più sono uomini!

Le femminucce devono essere brave ragazze! Non ci si concede a chiunque. Gli argomenti relativi alla sessualità iniziano quasi sempre con un “non”. Non farlo troppo presto, non farlo con troppe persone, non, non, non. E questo perché DOBBIAMO RISPETTARCI. Rispettare il nostro corpo! Ma che cavolata è questa??

Non rispetto il mio corpo se faccio qualcosa che mi piace? Non sono una brava ragazza se ho una sana attività sessuale? Posso andare a letto con un uomo solo se siamo innamorati? Lui lo rispetta il suo corpo quando fa sesso occasionale? Cavolo siamo uguali o no?

E il mondo è sempre pieno di uomini che vogliono solo fare sesso senza impegnarsi e di povere donne che vengono usate e deluse. Ma smettiamola! Iniziamo ad essere sinceri con noi stessi e con gli altri!

Caro uomo, se vuoi fare del sesso occasionale prova a chiedere! Smettila di fare il romantico, corteggiare, adulare e poi sparire ad obiettivo raggiunto! Non siamo tutte alla ricerca dell’amore vero, e anche se lo stessimo cercando non è detto che tu sia un candidato valido! Il sesso piace anche a noi donne! E anche noi donne abbiamo bisogno a volte di leggerezza.

E non siamo troie per questo. Siamo umane. Come voi. Viviamo. Come voi. Godiamo. Come voi.

La vita non sarebbe più semplice se tutti dicessero la verità senza paura di essere giudicati?

Caro uomo non staresti meglio nel sapere che volevamo la stessa cosa, invece di pensare a te stesso come lo stronzo che usa per il suo piacere povere ed indifese donzelle?

Invece no! La vita deve essere complicata e se non vuoi essere giudicata, ti conviene aspettare il principe azzurro, sognare una bella casa con lo steccato bianco, desiderare dei bambini, firmare le dimissioni in anticipo per quando quei bambini arriveranno, dividere i giocattoli per sesso, classificare i generi, accettare uno stipendio minore rispetto al tuo collega UOMO, o ancora meglio cercare un lavoro adatto ad una donna! Soprattutto però, ti conviene far finta che il sesso non ti piaccia come piace a loro maschietti, perché saresti una poco di buono…e allora rischi che non arrivi mai il principe azzurro e la casa con lo steccato bianco!

Il giorno di San Valentino: 5 film sull’amore vero

Per il post dedicato al giorno di San Valentino, ero indecisa e piena di idee. Avevo pensato di parlarvi di come ha origine questa festività, ma in fondo chi sono io? Wikipedia? Ho poi valutato di parlarvi di amore in senso lato, rifilando le stupidaggini sull’amore che non è solo quello con il proprio ragazzo/a. Il che è vero…l’amore per la famiglia, gli amici! Ma non prendiamoci in giro, San Valentino non celebra l’amore, ma gli innamorati!

Così ho deciso di dedicare il post a 5 film che, a parer mio, ci parlano di amore vero!

Dunque, prego, rullo di tamburi…. e iniziamo:

1. La La Land

Tutti conosciamo questo film, se non altro per le 14 candidature ai premi Oscar del 2017. La storia è romantica, i colori e lo colonna sonora della pellicola farebbero sognare anche senza trama. E non dirò altro! Nel periodo del boom ho sentito molta gente insoddisfatta del film, ma credetemi, dategli la giusta chiave di lettura, ed è meraviglioso!

2. One day

Nasce dalla penna di David Nicholls, che nel 2011 lo porta sul grande schermo facendo lo sceneggiatore! Quando il film uscì, ricordo che si parlava di una storia d’amore, finalmente diversa dal solito! Non basta questo a far venir voglia di vederlo?

3. I segreti di BrokeBack Mountain

È il mio film preferito in assoluto! La storia d’amore più appassionata e sofferta di tutti i tempi…ok magari non di tutti i tempi, ma per me è così! Il gusto dell’amore proibito, il rimpianto di una vita non vissuta. Ecco magari messa così, non vi invoglio a vederlo, ma credetemi se vi dico che in questo film c’è tanto amore vero!

4. 500 giorni insieme

La colonna sonora è perfetta e i protagonisti infinitamente adorabili. Il film inizia con la frase “questa non è una storia d’amore” e dice tutto e niente. Più leggero rispetto ai tre titoli precedenti, ma ve lo dico, anche questo film ha un gusto dolce amaro!

5. Storia di un matrimonio

Ecco questo di romantico ha veramente poco, ma lo considero comunque degno della lista! Come se fosse l’altra faccia dell’amore. Per di più mi sono innamorata follemente del protagonista maschile, ma questa è un’altra storia…

E la lista si conclude qui, so di non avervi dato trame o informazioni, ma penso che non ce ne fosse bisogno! Credo che siano fin troppo conosciuti! Se non avete ancora guardato questi film, l’unica cosa che mi sento in dovere di specificare è che la lista potrebbe anche chiamarsi: 5 film che fanno soffrire!

Se volete o vi aspettate il lieto fine, nessuno di questi fa per voi!

Tre gatti per tre case

Nel post dedicato a Teodoro, ho menzionato il fatto che mia madre mi avesse sempre detto che se avessi portato un animale in casa, avrebbe cacciato sia lui che me, e come effettivamente avesse mantenuto la promessa.

Bene, da quel giorno sono cambiate molte cose!

La presenza, se pur breve, di Teo in casa dei miei genitori, ha convinto mia madre di tre cose fondamentali:

1. I gatti sono animali puliti.

E tutto ciò che è pulito va molto d’accordo con mia madre.

2. I gatti sono capaci di farti sentire molto amato.

3. Lei è capace di amare un gatto.

Queste tre convinzioni hanno portato all’adozione di Alvin. Un cucciolotto bianco e nero, sempre affamato e fin troppo vivace!

Prima di Alvin (cui scelta del nome è carina e un giorno ve la racconterò), avevo trovato in strada un altro cucciolo di gatto, che piangendo disperato mi aveva implorata di portarlo a casa! Così mi ero trovata con un gatto di troppo, che alla fine è andato a vivere da mia sorella e mio cognato. Il piccolo Albus.

Ora, perché vi dico tutto questo?

Perché i miei genitori sono partiti con mia sorella e suo marito. Tutti insieme appassionatamente, ieri hanno preso un volo per Milano, lasciandomi qui a Lecce sola, con tre case e tre gatti!

Fino al loro ritorno dunque, la mia vita sarà scandita da “metti croccanti, cambia acqua pulisci lettiera e cambia casa” ( mi sento molto karate kid, “metti la cera, togli la cera”), il tutto ovviamente due volte al giorno per tre volte! Potrei creare intorno a questa storia un problema di matematica per bambini, del tipo: Se Martina ha tre gatti e ogni gatto vive in una casa diversa e Martina deve dare da mangiare, bere, pulire le loro lettiere due volte al giorno, quante volte Martina si mette in macchina per cambiare casa?

Ma insomma va bene! Mamma dice che ho portato io tutti questi gatti in famiglia ed è giusto che me ne prenda gli effetti collaterali, io dico che questo è vivere in una famiglia! Ci si prende cura l’uno dell’altro, e se bisogna sostituirsi nei ruoli quando ce n’è bisogno si fa…

Effetto blog

Dopo le riflessioni di ieri, mi sono svegliata determinata a cambiare qualcosa, senza dover rinunciare a niente.

Ho passato la giornata a mandare curriculum e tessere una tela di possibilità. Mi sono aperta nuove strade, valutato alternative, e mi sono affidata alla prima regola dell’improvvisazione teatrale. Dire di sì!

Ho smesso di pensare al “mi piacerebbe” e ho iniziato a pensare al “potrei farlo bene”.

Il mio post di ieri era uno sfogo, i vostri commenti uno spunto di riflessione, e mi sono sentita bene. Prima di tutto perché mi piace pensare, cambiare idea, cambiare strada. Come ho scritto in un vecchio articolo “sono abituata a sprogrammare e riprogrammare la mia vita”! In secondo luogo, mi sono sentita bene, perché per la prima volta ho sentito che quello che ho scritto non è stato fine a se stesso, ma ha prodotto un effetto. Anche se avevo sempre creduto che scrivendo avrei potuto creare effetto sugli altri, invece l’effetto l’ho avuto su me stessa.

E avevate ragione tutti voi che mi avete dedicato un po’ del vostro tempo! Non devo rinunciare alla passione, ma oggi mi sono candidata per delle posizioni lavorative che di norma non considero, perché facendo una lista di priorità, il lavoro che mi piace era l’unico punto che potevo modificare! Alla fine ho pensato che se non sarà esattamente qualcosa che mi piace fare, se non mi lascerà tutto il tempo che desidero…allora continuerò a cercare anche quando un lavoro già lo avrò, e il tempo lo creerò io! E quando e se, ne avrò più possibilità, forse mi permetterò di fare un passo indietro.

Così oggi non guardo a tutto quello che non ho, che sempre per citarvi, è il modo più semplice per essere infelici, ma guardo a tutto quello che sono convinta di poter avere!

Senza grandi rinunce e senza rimpianti.

E oggi vado a letto senza amarezza, ma con una grande forza! E sono ancora più convinta che avrò tutto ciò che desidero.

Oggi ho decisamente un po’ meno paura.

Rinunciare a qualcosa

La giornata è stata ok. Fino ad un certo punto sembrava essere bellissima. Pranzo in famiglia, passeggiata al mare con gli amici, aperitivo e a casa soddisfatti.

Poi mi ha chiamata il mio amico P., residente nel Regno Unito, che mi manca terribilmente.

Ci siamo aggiornati sulle rispettive vite. Devo ammettere che nessuno dei due aveva cose particolarmente entusiasmanti da raccontare. Così siamo passati alle vite degli altri, per poi tornare alle nostre!

È stato come un bagno di realtà, una doccia d’acqua fredda, un fulmine a cielo sereno o qualsiasi altra espressione simile vi venga in mente!

Devo rinunciare a qualcosa. Questo il pensiero che mi rimane alla fine della telefonata.

E se per un momento mi fermo e mi guardo dall’esterno, lo vedo anch’io che forse voglio troppo!

Ma si dai, voglio un lavoro che mi piaccia, che mi lasci tempo libero per le mie passioni e che mi faccia guadagnare bene, e se quel lavoro non c’è sono disposta a, come dice mamma “tirare la cinghia” e aspettare che quello che voglio arrivi.

Potrei tornare a vivere dai miei genitori, per stare più tranquilla, e potermi permettere realmente di aspettare il lavoro che più mi piace! Ma tornare da loro sarebbe una sconfitta troppo grande, e mi renderebbe troppo infelice. Non perché io non vada d’accordo con la mia famiglia, loro sono meravigliosi, ma io ho bisogno di un posto mio!

Ho la scuola di improvvisazione. Che è una spesa fissa, che quando non hai un lavoro pesa. Ma è anche l’unica cosa che mi rende veramente, veramente felice.

Devo rinunciare a qualcosa. Ma se rinunciassi a fare un lavoro che mi soddisfa, o alla mia indipendenza, o alla mia passione, che senso avrebbe il resto?

Mi rendo conto che nella vita bisogna fare dei sacrifici, fissare delle priorità, accettare che non si può avere tutto ciò che si vuole. Ma se non ne fossi capace? Se non volessi accettare tutto questo?

Così oggi vado a letto con una punta di amarezza. Sono queste le domande che ti fai quando sei nel pieno della Crisi Del Quarto Di Secolo. E dentro di me esiste ancora la convinzione che andrà tutto bene, che un giorno, presto, avrò tutto ciò che desidero. Però, ecco, spero di non sbagliarmi.

Io mi sono svegliata, e tu?

Ho appena letto un post dal titolo “Amore e Dipendenza”. Mi ha toccata particolarmente da vicino.

Molti anni fa, ho avuto una relazione di cinque anni, con un ragazzo che mi ha tolto più di quanto sia riuscito a darmi. Gli ho permesso di togliermi l’entusiasmo, la mia autostima e di modificare attivamente la mia personalità. Mi sono annullata e donata a lui come un foglio bianco e ho permesso che lui mi scrivesse nel modo che più gli piaceva. E in base ai suoi desideri mi modellavo per essere la donna perfetta. E funzionava. Lui mi amava e io ero felice. Quello che più mi importava era non perderlo. E per non perdere lui avevo accettato di perdere me stessa.

La prima volta che mi disse che la mia maglietta era troppo scollata, ne fui felice! Nella mia testa si formò l’assurdo pensiero che lo stesse dicendo perché provava qualcosa per me. Non la indossai più. Fu il primo di una lunga serie di sbagli, perché non indossare più quella maglia aveva dato a lui un potere ed una certezza! Il potere di decidere per me e la certezza che io l’avrei accettato.

Allora divenne molto più frequente che lamentasse un vestito troppo corto, una tuta troppo aderente, un rossetto troppo volgare…

Ma cos’era cambiare un vestito o un rossetto paragonato al nostro amore?

Allora via tutto. Ma i vestiti, i trucchi, non erano l’unica cosa che non andava bene!

C’erano quelle amiche, che uscivano senza fidanzati e rimanevano fuori casa fino a notte fonda, che era meglio non frequentare! Ma tanto io volevo stare tutto il mio tempo con lui. Era dolce no che si preoccupasse per me? E c’erano anche quelli amici maschi, che io, ingenua non potevo capire come funziona la mente di un uomo! Forse erano amici ai miei occhi, lui mi credeva! Ma io dovevo credere a lui se mi diceva che in realtà volevano “altro”. Dovevo credergli, lo diceva perché mi amava. Un uomo non è amico di una donna se non se la vuole portare a letto!

Io non gli credevo, ma se potevo evitare per farlo stare più tranquillo…ma che mi costava?

In quei cinque anni ho scoperto che esistono mille e mille cose che una donna, per essere una donna per bene, deve fare! E io non volevo essere una donna per bene?

Non era colpa del mio fidanzato se a casa mia, le regole, non me le avavano mai date! Mia madre viaggiava senza mio padre, mia sorella era una donna forte ed indipendente, per non parlare delle zie e delle cugine. Dio, quanto mi fece vergognare di loro! Con una famiglia così, ovvio che io pensassi di potermi vestire come voglio, di avere amici uomini e cose assurde come uscire con la mia macchina la sera…

E c’era sempre qualcosa di nuovo da imparare. Avevo per esempio creduto che lui si potesse fidare almeno dei SUOI amici! Ma mi ero sbagliata! Anche i suoi amici erano maschi!

Ma un giorno io mi sono svegliata. E ho avuto paura. La mia famiglia mi avrebbe perdonata per averli allontanati, gli amici sarebbero stati ancora disposti ad essere amici? Non avevo altri che lui, e lui non lo volevo più.

Avevo iniziato a sentire la mia mancanza, e la sua presenza non era abbastanza a riempire il vuoto che si era creato.

Ho iniziato a cercarmi e più trovavo la me che mi piaceva, più perdevo lui.

Non potevamo esserci entrambi, capite? Potevo esistere solo appartenendo a lui, ma non esistere camminando al suo fianco.

È stato un processo lungo e doloroso scoprirmi e ricostruirmi. Affermarmi, far sentire la mia voce. E alla fine sono rinata dalle ceneri, come una fenice!

Per anni avevo creduto che lui fosse il mio grande amore!

Poi una mattina ti svegli e ti rendi conto che non solo non è il grande amore, ma che non è amore affatto.

La violenza su una donna non si misura solo dai lividi sul corpo, ma anche dalle cicatrici dell’anima.

È violenza quando lui vuole decidere per te.

È violenza quando ti fa sentire una nullità.

È violenza quando ti toglie la libertà.

Ricordiamoci che la gelosia non è amore, e che l’indipendenza è la cosa più preziosa che abbiamo! Io me lo ricordo ogni giorno, e non sbaglierò più!

Teodoro

Mettendomi a scrivere mi sono detta: scegli una cosa positiva di questa giornata! Ma oggi è stato il mio secondo giorno di ciclo, che credetemi è il peggiore! Ho avuto per gran parte della giornata un mal di testa insopportabile e un profondo desiderio di Nutella e schifezze varie che non sono previste nel mio piano alimentare ( anche se devo ammettere di aver mandato giù circa sei orociok durante la giornata). Capirete dunque che trovare positività in una giornata come questa, è un po’ difficile!

Poi però Teodoro, il mio gatto, è venuto a farmi le fusa, si è steso su di me e mi ha fissata con occhi pieni d’amore per moltissimo tempo. E io ho trovato la mia cosa positiva di oggi e di tutti gli altri giorni!

La mia piccola, personale fonte di affetto infinita.

Devo dire l’affetto di un gatto, a differenza di quello di un cane, non è incondizionato. Mi sono dovuta sudare il suo amore e il suo rispetto.

Gli ho salvato la vita quando aveva appena due settimane, e come ringraziamento ho ottenuto notti insonni. La piccola bestiolina piangeva ogni tre ore, preciso come un orologio svizzero!

Mia madre mi aveva sempre detto che se avessi portato un animale in casa avrebbe cacciato me e lui, e aveva mantenuto la promessa.

Così io e la bestiolina dormivamo sul divano nel bilocale di mia sorella. Quando lui piangeva lo prendevo in braccio e con una mano sola riscaldavo il biberon a bagno maria. Lo facevo mangiare, poi lo stimolavo perché facesse i suoi bisogni e si tornava a dormire, poco e male. Il piccolo non era autonomo in nulla, non sapeva neppure camminare. Ma sapeva perfettamente come mostrarsi diffidente ed impaurito!

Crescendo le cose sono solo peggiorate. Io mi prendevo cura di lui in tutto, in cambio lui organizzava degli agguati durante i miei momenti di relax.

I miei genitori ci avevo riaccolti in casa in attesa che io trovassi una sistemazione per noi.

Io compravo i suoi croccantini, giocavo con lui, pulivo la sua lettiera. Ma la sera il signorino preferiva appollaiarsi ai piedi dei miei genitori, e lasciarmi sola nella mia stanza. Confesso alle volte di essere stata anche gelosa. Quel piccolo ingrato mi avrebbe mai voluto bene?

Imperterrita ho continuato ad amarlo e venerarlo, come ogni gatto pretende dal proprio umano! E alla fine ci sono riuscita!

Certo, perché Teo mi dimostri amore devo rigare dritta! Acqua sempre fresca, lettiera sempre pulita, e ciotola sempre piena! Se non faccio come dice lui, me ne combina di tutti i colori. Mangia i lacci delle mie scarpe, tira via i libri dalla libreria, butta a terra tutto ciò che trova sul comodino!

Ma se mi comporto bene, mi ama, di un amore pure e impagabile. Quel tipo di amore che tra essere umani non esiste!

Per me

***ATTENZIONE***Non sono soddisfatta di questo post, ma la promessa fatta a me stessa di essere costante, mi obbliga a pubblicare qualcosa anche quando non ho molto da dire.

Questa mattina mi sono svegliata con il desiderio di fare qualcosa per me stessa. Così sono andata dal mio parrucchiere, nella speranza che facesse un miracolo e riuscisse ad infilarmi nei suoi appuntamenti di oggi! Ho ottenuto un appuntamento per martedì, che non mi ha resa del tutto felice, perché già mi vedevo uscire dal parrucchiere con una chioma bionda e splendente alla Serena Van Der Woodsen. Ma non si può avere tutto dalla vita! Insomma, si potesse avere tutto ciò che vogliamo, probabilmente i capelli sarebbero l’ultima cosa di Serena che desidererei.

Per riprendermi dalla delusione “parrucchiere”, mi sono data allo shopping! Il mio armadio ha finalmente dei jeans della mia taglia, e perché la mia scarpiera non si sentisse da meno, ho comprato anche un nuovo paio di scarpe, che si sa, non sono mai abbastanza.

Adesso non vedo l’ora di avere occasione di indossare i miei vestiti nuovi, ma soprattutto di avere i miei capelli nuovi! Vorrei essere Adam Sandler in “Cambia la tua vita con un clik”, solo per la parte divertente, tralascerei quella drammatica!

In attesa di avere un telecomando per mandare la vita “avanti veloce” nei periodi più noiosi e monotoni, troverò altro da fare!

Libri, serie TV e roller sicuro possono aiutare.

Sono laureata, anche se fingo di non esserlo

In assenza di altro lavoro sopraggiunto, ho accettato di fare qualche sostituzione come insegnante fitness in una palestra qui in città!

Ci tengo a dire che sono altamente qualificata al ruolo. Ho una laurea triennale in scienze motorie e sportive e, per non far mancare nulla ad un percorso universitario poco adatto a me, ho preso anche una specialistica! E sempre per sottolineare la mia modestia, aggiungo che l’ho fatto con il massimo dei voti!

Non è stato semplice. Devo dire che fin dall’infanzia nulla aveva suggerito che quello potesse essere un corso di studi di mio interesse. Presa però dall’ansia di scegliere, mi sono ritrovata lì. Le sfide sono state molteplici, a partire dalla professoressa di ginnastica ritmica che mi obbligava a correre tutti i mercoledì mattina, passando per il professore di atletica che pretendeva facessi il salto in alto, quello di nuoto che mi fece fare riscaldamento con il costume, le ciabatte e la cuffia in testa davanti a tutti i miei compagni di corso, per finire con le partite di rugby, le esercitazioni di scherma con i manici di scopa sul terrazzino di casa, e i pomeriggi trascorsi a capire il fuorigioco.

Come se le difficoltà non fossero abbastanza, durante la specialistica mi sono buttata in un corso di arrampicata, senza pensare che soffro di vertigini, e a fare anche un corso di table tennis, io, che sono del tutto scordinata.

Capirete dunque che scienze motorie mi ha temprata, resa immune alle umiliazioni, donato una grande autoironia e scalfito la mia determinazione. Ma mai, mai e poi mai, mi ha resa una vera sportiva!

Ad ogni modo, nel pomeriggio mi sono infilata una tuta, che grazie al mio nutrizionista è ormai di tre taglie più grandi, e sono arrivata in palestra pronta a tenere la mia lezione.

Ora, è necessario fare una differenza tra l’essere culturalmente adeguati e l’esserlo fisicamente! Bene, mi sembra ormai chiaro che io sono molta cultura e pochi muscoli.

Ma voi cosa pensereste se la vostra insegnante di una sessione d’aerobica non riuscisse a tenere il ritmo di una sua stessa lezione?

Esatto! Non andrebbe bene! Così, tutte le volte che mi capita di trovarmi nell’incresciosa situazione, faccio quel che posso e quando sento che l’ossigeno non raggiunge più né i muscoli, né la testa, fingo abilmente di voler correggere quei poveretti che mi seguono e sudano sette camice sotto mia indicazione!

E credo anche di riuscirci bene! Il che è soddisfacente, perché mi sento una brava istruttrice, ma anche una buona attrice.

E, fortunatamente, sentirsi una buona attrice mette sempre di buon umore!

L’ipocrisia del Leccese

Al teatro Apollo stasera “Mine Vaganti”. Ho amato profondamente il film ed è stato emozionante vedere lo spettacolo teatrale. Sul palco, tra i molti, Francesco Pannofino! Lui da solo sarebbe valso il costo del biglietto e considerando che nel mese di settembre, mi ha letto tutta la saga di “Harry Potter” ( si , sono abbonata a Audible), è stato come incontrare un vecchio amico. FAVOLOSO.

I posti non erano un granché, io T. e L. occupavamo tre posti nelle ultime file. Davanti a noi due ragazze alte come pallavoliste che muovevano la testa come uno di quei cagnolini che si mettevano sul cruscotto della macchina! Tutto sommato però, schivando con lo sguardo il loro movimento, che mentalmente mi sentivo Matrix, sono riuscita a seguire tutto lo spettacolo!

Le spettatrici veramente insopportabili erano quelle acconto a noi! Sembrava fossero capitate a teatro per sbaglio, e che l’esigenza di raccontarsi aneddoti personali fosse impellente! Il tutto condito da risatine, scoppiettii di una bottiglietta di plastica, e andirivieni.

Il culmine l’abbiamo raggiunto però solo verso fine spettacolo, quando la ragazza decide di farsi pure due chiacchiere al telefono!

Al che ho pensato che il vero spettacolo saremmo potuti essere noi. Per un secondo ho immaginato le luci abbandonare il palco e raggiungere la platea, e tutti a guardare la nonchalance della protagonista e lo stupore di noi poveri attori secondari. Allora avrei potuto mettermi in piedi e dire: – Ehi tu, fai sul serio? Metti giù quel telefono! Non ti sei accorta che siamo a teatro? –

Ma le luci sono rimaste proiettate sul palco, T. , L. ed io ci siamo guardati con sgomento e mi sono limitata a chiedere loro a bassa voce – ma fa sul serio, sta succedendo veramente?- poi abbiamo tirato un respiro profondo e abbiamo continuato a guardare lo spettacolo.

Alla fine, dopo i moltissimi applausi di cui si era riempito il teatro, mentre tutti ci alzavano, la signora che era seduta alle nostre spalle ha parlato del comportamento di quelle ragazze definendolo: L’ipocrisia Del Leccese. E cioè il leccese medio che fa qualcosa più per fare vedere di averla fatta, che per l’interesse di farla sul serio.

Credo che la signora avesse ragione.

L’importante è crederci

Terza giornata di attività. La sensazione di stupore per la mia voglia di attività fisica viene lentamente sostituita da uno strano senso di soddisfazione, che porta, tra le altre cose, il vivo desiderio di fare esercizio anche domani!

Non so da cosa sia scaturito improvvisamente tutto questo, ma ho la segreta speranza che perduri nel tempo.

Una briciola di positività in questo periodo piatto e monotono.

Neanche oggi ho trovato un lavoro, ma sono piuttosto tranquilla e fiduciosa. Mi piacerebbe sognare “l’idea geniale”, quella che ti cambia la vita. Immagino già la mia biografia… Martina Santoro, dopo aver fatto l’agente di commercio, l’agente immobiliare, la commessa e la segretaria, una notte ha inventato…

Ovviamente la biografia si interrompe qui, perché non ho idea di cosa potrei inventare! Oh se fossi nata 100 anni fa! Dai, oggi è più dura inventare qualcosa, ormai abbiamo di tutto!

Ad ogni modo, sono convinta che l’evento che sconvolgerà la mia vita, è ormai proprio dietro l’angolo.

E stanotte vado a letto così, con questa tranquillizzante convinzione!

Tanto, l’importante e crederci no?

A domani ci penso domani

Mi fermo adesso dopo una giornata piena di attività. Ne sono sconvolta! Non ho guardato nessun film, non ho dormicchiato sul divano né aperto un libro. Per il secondo giorno di fila, ho passeggiato al mare, assistito ad un tramonto bello da togliere il fiato, rovistato in libreria in cerca di qualcosa di nuovo da leggere, preso un aperitivo in centro e addirittura ho partecipato ad una festa!

Stento quasi a riconoscermi. Sarà che questo 2020 non è un buon anno per la famiglia reale, l’Australia, i virus mortali, ma sarà l’anno del cambiamento di Martina? Non voglio illudermi, ma sento che qualcosa potrebbe cambiare…

Certo se penso che domani mattina al mio risveglio, la routine prevede spulciare annunci di lavoro e mandare curriculum all’impazzata, non mi rimane poi tantissima positività!

Ma il problema è facilmente aggirabile! Basta non pensare a domani mattina.

Ora, stesa finalmente a letto sotto le coperte, con Teodoro, il mio gatto, acciambellato sul basso ventre, sono rilassata e soddisfatta! Domani mattina penserò a domani!

Lo Sprogramma

Ieri avevo fatto dei programmi per la giornata. Dal mattino fino alla sera. Avrei pulito la mia stanza e il bagno non appena sveglia, poi pranzato dai miei genitori, appuntamento con lo shampoo e alle 17:00 lezione di improvvisazione teatrale. Per rimanere però coerente a me stessa, non ho fatto quasi nulla di quello che avevo deciso di fare.

Per prima cosa la sveglia non ha suonato, quasi sicuramente perché ieri sera prima di addormentarmi non ho messo una sveglia! Il programma poteva essere ancora rispettato, ma la mia amica G. ha proposto un caffè al mare!

Ci tengo a dire che noi leccesi siamo geneticamente attratti dal mare, e rifiutare una proposta simile sarebbe contro natura, soprattutto se come oggi, il sole splende e il termostato segna 20 gradi.

Così niente stanza pulita e niente pranzo a casa dei miei! Teoricamente per il pranzo ce l’avrei potuta fare, ma a causa del fattore “mamma”, che ci vuole tutti a tavola entro le 13:00, ho deciso di annullare per non nutrire la mia ansia.

Mentre passeggiavo sotto il sole con i miei amici, ho pensato che, nel pomeriggio, avrei potuto annullare l’appuntamento shampoo e rispettare perlomeno l’impegno di pulire il bagno! Ovviamente non è successo.

Sempre la mia amica G., mi fa sapere di essere al parco invece che in palestra. Così mi viene la strana ed insolita idea di raggiungerla e fare un giro in rollerblade! Che è attività fisica, e associare le mie idee all’attività fisica è un qualcosa al limite del fantascientifico. Capirete dunque, che non potevo certo ignorare la cosa!

Così niente bagno pulito, niente capelli puliti.

E va bene così dai! Tanto sono abituata a sprogrammare e riprogrammare la mia vita, che non segue mai la linea che avevo tracciato!

In fondo i fuori programma sono il bello della vita. E questa è stata decisamente una bella giornata!

Ah. Una cosa del mio programma è stata rispettata! La lezione di improvvisazione teatrale. L’unica costante, l’unico impegno che non sprogrammerei mai!

Ma si può dire sprogrammare? Verificherò!

La verità è che non gli piaci abbastanza.

Oggi, la mia amica C. mi racconta della serata fallimentare trascorsa il giorno prima, e di come il “lui” in questione (se c’è una serata fallimentare, da qualche parte ci deve essere anche un lui!) sia completamente scomparso dai radar. Dopo di che mi chiede: “che faccio gli scrivo io?”.

Solitamente la mia politica a riguardo è: non esistono regole né tattiche. Hai voglia di scrivere a qualcuno, fallo senza pensarci troppo.

La situazione attuale però, mi sembrava richiedesse a gran voce misure straordinarie. E dopo un’analisi dettagliata dei rapporti intercorsi tra i due, mi ritrovo a rafforzare la mia tesi “non è il caso di contattarlo”, dicendo: – ma non l’hai mai visto il film “La Verità è che NON gli piaci abbastanza” ?

Da questa frase si delinea il nostro programma per il venerdì sera. Divano, film e cibo spazzatura ( solo per lei, io ho una miniatura del mio nutrizionista sulla spalla che mi spinge a fare la cosa giusta!).

Inizia il film, e mi sento particolarmente fiera delle massime che vengono fuori dalla boccuccia di Justing Long. Poi ad un certo punto, guardando la pellicola per la prima volta dal punto di vista didattico, mi rendo conto che fa più danno che altro!

Ma io dico, una inizia a guardare il film, ritrova nei primi 100 minuti tutto il bello della realtà, si sente anche meno sola perché insomma, se non riesce a farsi sposare Jennifer Aniston o a trovare un uomo decente Drew Berrymore tu non sei poi messa tanto male! E negli ultimi 20 minuti, viene tutto distrutto dal lieto fine buttato a destra e a manca? Bisogna essere seriamente disturbati per fare una cosa del genere! La prossima volta scegliamo quanto meno un titolo più adeguato tipo “E vissero tutti felici e contenti” oppure ” Attenzione, ricordati che è una commedia romantica”.

Insomma, alla fine mi sento di salvare solo la storia di Jennifer Connely, che per lo meno ha capito di poter vivere anche senza un uomo! Giusto per una spinta di femminismo personale.

Ah. La mia amica C. ha scritto a “lui”, ma di questo non posso incolpare il film. Quando l’ha fatto non avevamo ancora neppure il televisore acceso.

Il teatro ci fa bene

Questa sera sono stata a teatro a vedere “Anfitrione” di Sergio Pierattini. Non mi dedicherò ad una critica o recensione, perché non sono sicura di avere i mezzi per farlo, mi limito a dire che mi è piaciuto moltissimo.

Seduta in uno dei palchetti centrali del teatro Apollo, mi sono goduta la rappresentazione tra tante risate e qualche momento di riflessione.

A fine spettacolo, tornando verso la mia macchina, becco gli attori uscire dal retro del teatro. Il tempo di focalizzare che, le persone che mi sono passate accanto, fossero realmente quelli che avevo appena visto sul palco, che la porta del teatro si apre nuovamente. Esce Barbora Bobulova, bellissima e con un sorriso splendente stampato in viso, e mi dice: – Ciao!- come se fossimo due vecchie conoscenti!

È stato allora che ho provato un moto di orgoglio, delle serie: si, sono la prescelta! Ha salutato me! E ora, tramite il suo “ciao” , mi regalerà le sue doti, la sua carriera e anche il suo rossetto!

E niente la storia finisce così! Insomma questo è stato l’unico evento degno di nota della giornata! E non è poco, ve lo assicuro. Il fatto mi ha donato così tanta carica, che tornata a casa mi sentivo così piena di nuove energie da aver pensato domani vado a correre. Io! Che penso di voler andare a correre. Che evento eccezionale!

Ansia e terrore dal nutrizionista

Oggi, dopo le vacanze di natale e l’indicibile assunzione dei più variegati cibi grassi del mondo, ho fatto una visita dal mio nutrizionista!

Nuda e indifesa, sono salita sulla bilancia! E mentre quell’arnese diabolico calcolava il mio peso, nella mia mente scorreva un filmato con la colonna sonora di Michael Bublé e le immagini di pandoro, lasagna, polpettone e patate al forno!

Contemporaneamente cercavo delle scuse plausibili. Tipo, dall’ultima visita mi sono notevolmente cresciuti i capelli. Oppure, aspetto il ciclo mestruale, sono gonfia! (Che poi potrebbe pure essere vero, quando viene a me il ciclo? Forse è arrivato il momento di scrivere da qualche parte la data presunta o scaricare una di quelle belle app che ti dice pure se sei fertile) Al culmine della disperazione, ho addirittura pensato di ammettere di non avere avuto il tempo di depilarmi! Insomma anche i peli avranno il loro peso, no?

Poi, la sorpresa.

Quella bilancia, che non riesco proprio ancora a vedere come un’amica, mi ha informata che sono dimagrita, nonostante le vacanze, i grassi e i troppi zuccheri ingeriti.

Con un’iniezione di autostima da far girar la testa, mi sono rivestita, e sono uscita dalla studio del dottore camminando come se fossi Belen Rodriguez!

Si, avevo perso la retta via, ma sono di nuovo pronta! Da oggi niente più sgarri! Seguirò il piano alimentare alla lettera. Perché questa storia di essere magri fa stare bene, e mangiare sano inizia a diventare quasi soddisfacente!

Benvenuto 2020

Come ogni anno, con il mio solito ottimismo e buon umore, allo scoccare della mezzanotte il mio primo pensiero è stato: “ questo sarà un anno meraviglioso”. Ed effettivamente c’erano tutti i presupposti. Il primo inconfondibile segnale è arrivato direttamente dalle forze dell’ordine, che hanno tirato fuori la loro paletta per farmi accostare mentre ero al telefono con mia madre. Ho visto in un attimo l’imminente e tragico futuro: punti persi, multa da pagare… Spinta dall’istinto di sopravvivenza, comunque, ho nascosto abilmente il telefono tra le gambe, e con una certa nonchalance ho favorito la patente e cercato disperatamente il libretto, in contemporanea ho mentalmente aggiunto alla lista dei buoni propositi del 2020, riordinare i documenti nella mia macchina e capire come sia fatto il libretto di circolazione ( credo sia arrivato il momento, dato che ho la patente da quasi dieci anni). In tutto questo, la conversazione con mia madre era rimasta aperta, e dalle mie cosce veniva fuori la sua voce che invocava il mio nome. Non appena il carabiniere era distratto mi mettevo lì a dire: “ zitta mamma, non adesso, chiudi!”. Ma lei è una donna ostinata. Quando il carabiniere si è riavvicinato al mio finestrino, mi ha gentilmente detto di non aver bisogno del libretto di circolazione! Io lì, immersa in una montagna di carte inutili, ho tirato un sospiro di sollievo. Abbiamo fatto due chiacchiere, giusto il tempo che il mio battito cardiaco riprendesse ad essere nella norma. Poi lui mi congeda, e dice: “ non usare il telefono però!” Quindi non sono stata io brava a nascondere il telefono, quanto lui magnanimo a chiudere un occhio. Non è forse questo un chiaro segno di un 2020 meraviglioso? E non è finita qui. 

L’unica cosa, in questo momento della mia vita, che è perfetta, che amo, che adoro, a cui non vorrei rinunciare mai e poi mai, è il corso di improvvisazione teatrale che si tiene ogni sabato pomeriggio! Ma lavoro in un negozio in centro. Tale affermazione si traduce con: le probabilità di avere un sabato pomeriggio libero sono pressoché vicine allo zero. Cosa succede invece? Vedo la pianificazione orari della settimana, e chi lavora solo sabato mattina dalle 10:00 alle 12:00? BINGO! MARTINA! Secondo chiarissimo segno che questo è il mio anno. 

Certo, subito dopo ci sono state un paio di bazzecole che hanno fatto vacillare la mia fiducia. Ad esempio, Teodoro, il mio gatto, ha una cistite.

Cosa comporta? Un cambio di alimentazione, ora mangia croccantini che spero siano placcati in oro visto il costo, e una dose di antibiotico ed una di cortisone ogni mattina. Inutile dire che non è felice di prendere quelle medicine, e sospetto che stia progettando di uccidermi nel sonno. Normalmente credo che mi ami, io amo lui, ma i gatti sono così difficili da capire! 

Poi ho ricevuto una multa per divieto di sosta, non avevo visto il segnale ok? E c’erano una sfilza di altre macchine oltre la mia! Prendendola con filosofia, credo sia stato qualcosa alla “Final Destination”! La protagonista invece che la morte è la multa. Io l’avevo aggirata, e lei mi ha letteralmente seguita per ristabilire l’equilibrio dell’universo. Tutto sommato credo che la multa per il telefono sarebbe stata più cara. E quindi avanti ancora con l’ottimismo. Ci sono, ce la posso fare. Andrà tutto bene. Il 2020 sarà un anno meraviglioso. 

Ci tengo a precisare che solitamente non uso il cellulare alla guida, anzi, nonostante capisco sia difficile da credere a causa di tutto quello che ho appena raccontato, tengo molto alle regole stradali. Il cellulare sempre collegato in bluetooth alla macchina! è stato un caso sfortunato. Parlavo con mamma da prima di mettermi alla guida, avevo fretta, e ci vuole qualche minuto perché la chiamata passi alla connessione bluetooth. Non avrei dovuto mettere nemmeno in moto. Lo so. Cattiva Martina. Ma non lo farò più. Sentivo la necessità di discolparmi. 

E per oggi è tutto,

Martina.